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Le mense scolastiche nel mirino delle agromafie

Se ne è parlato il 13 ottobre al Convegno anticorruzione e agromafie che si è tenuto a Roma presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede Coldiretti.

Sotto la lente il rapporto tra agromafie e ristorazione collettiva, un business da 1,3 miliardi di euro che evidentemente attira – a scapito di due milioni di bambini solo per quanto riguarda le mense scolastiche – gli interessi illeciti della criminalità organizzata.

Un fenomeno piuttosto grave quanto attuale, tanto più che solo pochi giorni fa un’inchiesta della magistratura avrebbe portato alla luce un’associazione per delinquere che, anche attraverso casi di corruzione, avrebbe ottenuto appalti per la fornitura di pasti, tra l’altro di scadente qualità, poi serviti nelle mense di diverse scuole elementari e materne della Provincia di Napoli, Salerno ed Avellino.

Tra gli interventi, Raffaele Cantone, Presidente dell’ANAC, ha ricordato come la nuova legge sul codice degli appalti preveda la valutazione delle offerte secondo il criterio dell’offerta "economicamente più vantaggiosa" e non del massimo ribasso. In altre parole, massimo ribasso significa risparmio, anche a scapito della qualità dei prodotti alimentari somministrati.

È stata così anticipata la predisposizione di un bando "tipo", in grado di rendere più trasparenti i termini delle forniture mettendo in luce i passaggi a rischio corruzione, intesa non soltanto sotto il profilo penalistico ma anche sotto forma di "maladministration" e di adeguatezza delle regole. Uno strumento, quello del bando "tipo", che tra l’altro potrà meglio tutelare anche la leale concorrenza ed i requisiti qualitativi dei prodotti alimentari somministrati nelle mense scolastiche.

Tra l’altro da quattro anni sono stati anche introdotti gli «appalti verdi», criteri ambientali minimi per il servizio di ristorazione collettiva e la fornitura di derrate alimentari che prevedono – oltre agli aspetti di sostenibilità ambientale, stagionalità dei prodotti e requisiti premianti – che parte dei prodotti alimentari siano di qualità regolamentata, DOP, IGP e biologici. Regole che devono essere recepite ed applicate a livello locale e che, secondo Coldiretti, soffrono di un certo ritardo applicativo.

Occorrono in ogni caso – accanto ai sistemi di controllo – strumenti preventivi che possano fare ʹinceppareʹ i meccanismi della corruzione e del malaffare. E tra questi, oltre a lavorare sulla trasparenza, sulla semplificazione delle regole e sulla cultura della legalità, occorre un linguaggio comune ed una adeguata formazione.

Per questo Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, ha annunciato l’avvio di una formazione specifica su materie agroalimentari che coinvolgerà 400 magistrati.

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